L’Eucarestia (deriva dal greco ευχαριστω: rendimento di grazie) è il
sacramento che Gesù instituì durante l’ultima cena, poco prima di essere
crocifisso. Gesù
nell'Ultima Cena, distribuì ai suoi discepoli il pane ed il vino come simbolo
del suo corpo e sangue, perché mangiandolo e bevendolo tutti si ricordassero di
Lui e del suo
sacrificio. L'Eucaristia
è il simbolo più intriso di significato e sacralità per i cristiani, simbolo
del sacrificio di Cristo per redimere l’uomo dai suoi
peccati. Inerentemente
all’Eucarestia durante il medioevo si è discusso sulla sua
interpretazione teologica, da ciò si è affermata in modo ben saldo la teoria
della transustanziazione, che rappresenta uno dei misteri della fede più
importanti e complessi all’interno della Chiesa
cattolica. Secondo
la transustanziazione durante il rituale dell’Eucarestia vi è la
presenza sostanziale di Cristo all’interno del pane e del
vino. Oggi la
Chiesa Cattolica è in accordo su tale teoria, ma non era così durante
il medioevo e in particolar modo nel corso dell’ XI sec., durante il quale ci
fù una importantissima diatriba teologica tra coloro che, in accordo
con la Chiesa, credevano nella presenza sostanziale di Cristo nel rito
eucaristico e coloro che ritenevano si trattasse di una presenza spirituale del
Cristo.
Per far luce su quelli che furono i punti fondamentali del
dibattito, riprendiamo le idee dei personaggi principali di
quest’ultimo, Berengario di Tours e Lanfranco di Pavia. Lanfranco
era portavoce del pensiero cattolico per cui contestava le idee di Berengario,
il dibattito nasce dalla formula eucaristica che recita “questo è il mio corpo”
per cui, secondo Lanfranco, il pane ed il vino nel momento in cui vengono
consacrati, non solo divengono sacramento, ma vero corpo e vero sangue di
Cristo che si è offerto per noi e continua a farlo in ogni rituale eucaristico.
L’obiezione di Berengario nasce da più problematiche presenti in questa
interpretazione della formula eucaristica, il suo studio infatti non proseguiva
secondo un principio dogmatico, ma logico-dialettico per cui riscontrava più
punti errati in tale interpretazione.
Innanzi tutto secondo i principi logico-grammaticali se il soggetto della
frase è il pane non si può mutare improvvisamente nel corpo di Cristo,
poiché tale cambiamento porterebbe alla deficienza logica della
frase; altro problema ancora più importante era che la
Chiesa sosteneva che attraverso la potenza divina la sostanza o essenza
del pane e del vino si trasformavano in corpo e sangue di Cristo,
nonostante la forma (in termini teologici definita accidente) del pane e del
vino restasse uguale.
Secondo Berengario tale teoria andava contro quello che era il “principio
di non contraddizione” riconosciuto a Dio da tutti i teologi dell’epoca,
infatti il principio afferma che Dio, essere semplice e infinito, non può
cadere mai in contraddizione.
La teoria della transustanziazione contraddiceva questo principio, perché
scindeva sostanza e forma, al punto tale che la forma (pane e vino) nonostante
cambiasse sostanza (diviene corpo e sangue di Cristo) manteneva il suo stato,
cioè restava pane e vino, tale scissione non era possibile logicamente perchè
sostanza e forma sono inscindibili.
Per questa teoria Berengario venne accusato di non credere alla presenza
divina nell'eucarestia ma ciò non era vero, egli credeva che Cristo
non fosse presente sostanzialmente, ma spiritualmente, anche perché
se la presenza di Cristo è sostanziale vuol significare che i cristiani si
cibano, come cannibali, del corpo di Cristo.
A causa di queste teorie Berengario fu condannato e la
Chiesa cattolica sino ad oggi parla di presenza sostanziale di Cristo,
infatti il sacerdote agendo in Persona Cristi, invoca la potenza dello Spirito
Santo in modo tale che avvenga la transustanziazione, ovvero il cambiamento
oltre sostanza (tran-substantia) del pane e del vino in corpo e sangue di
Cristo.
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